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Compagnia Teatrale "I Salvadeghi"

Elenco Spettacoli

L'ALBARO GINECOLOGICO
Testo e regia di Maria Gloria Filippini 

Don Bepo convoca Rosalia, ricca italoamericana, per darle tutte le informazioni sulla famiglia del fidanzato Achille.

I parenti, equivocando, ritengono che l’arciprete voglia scoprire gli “altarini di famiglia”.
Corrono tutti a confessarsi, contando sul segreto del sacramento, ma portando a conoscenza dell’ignaro prete una serie di “peccati” nascosti.
Grazie ai fatti e i vizi palesati, l’albaro genealogico della famiglia si trasforma in “albaro… ginecologico”


LA DONA L’ÈCOME L’ONDA... ORA LA TE ALZA ... ORA LA TE SFONDA
Testo e regia di Maria Gloria Filippini


Artemio Busetto, traditore e bugiardo incallito, trascina nelle sue malefatte il caro amico Ottavio Bubola, uomo buono ma di carattere debole, con la complicità dello Zio Pipo, un anziano arzillo e “volpone”.

Le vittime delle loro truffe sono le mogli, la credulona e fiduciosa Cesca e l’irascibile e scorbutica Pacifica e, indirettamente anche Giuliana, l’ingenua figlia di Artemio. La vita dei Busetto e dei Bubola viene sconvolta dall’arrivo di una provocante “Signorina” dai facili costumi, compagna dell’avvocato Rutelli (furbo come ‘na quaia) e molto intima sia del padrone di casa sia del Bell’Antonio, pretendente della giovane e ingenua Giuliana.

Si scatena il finimondo e alla fine gli uomini devono confessare le loro bugie e i loro sotterfugi. La verità viene a galla, ma scatena nelle donne, compresa la spumeggiante cameriera Zita, il desiderio di rivincita e di riappropriarsi della propria libertà e indipendenza. In tal modo i mariti possono ben capire quanto sia vero l’antico detto “La dona l’è come l’onda... ora la te alza ... ora la te sfonda”. 

 

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Alcune foto


EL TIRO BIRBON DE UN VECIO IMPESTÀ
Testo e regia di Maria Gloria Filippini 


"El poro Remo l'à tirà le lache e i cari parenti – serpenti, dopo tante scene de disperazion i se desgropa davanti al caro estinto che "come morto non ghe gnente da dire, ma come vivo ..."
Ma come sia o non sia, Remo el cata el modo de vendicarse de quei che in vita i gà voluo male e de premiare chi gà dimostrà un cincin de afeto come Quasimodo el servo gobeto che ..." 

In questo lavoro sono stati curati in modo particolare i dialoghi, le battute dialettali che risultano molto vivaci, spontanee, immediate, prestando attenzione a recuperare termini e modi di dire che oggi si sentono pronunciare solo da alcuni anziani. Per questo sono state consulate le pubblicazioni di D. Coltro, di G. Rama e di G. A. Cibotto.


CO LE CIACOLE NO SE IMPASTA FRITOLE
Testo e regia di Maria Gloria Filippini


Il sessantenne Giazinto (compìa la sessantina ghe n'è una ogni matina) si invaghisce di Miranda, giovane di facili costumi e la accoglie in casa sua assieme alla madre. Nascono naturalmente dei contrasti con la figlia Gentilina innamorata di un giovane spiantato. Miranda, con la complicità dell'amante, della madre e della serva, affretta il matrimonio con Giazinto inventando una gravidanza diagnosticata anche da una compiacente "comare". L'inganno viene scoperto e il finale è a sorpresa. A buon ragione, in uno sprazzo di lucidità, il vecchio Giazinto può dire che "co le ciacole no se impasta fritole".


EL DOTOR DE LE BUGANZE
Testo e regia di Maria Gloria Filippini 


"A pestar su la coa un can, el se olta indrio anca lu" sentenzia Regina, la serva bistrattata ed umiliata da gestori e clienti dell'albergo Baladoro, famoso centro termale, frequentato dalla "gente bene" della Bassa, desiderosa di ritrovare la salute e nello stesso tempo di divertirsi in modo più o meno onesto. La serva attua la sua vendetta mescolando le pillole preparate dall'erborista "Checo Erba" che ha un rimedio per ogni male. Ma cosa può capitare se per sbaglio viene dato un purgante a chi ha la diarrea, un tranquillante a chi ha problemi di virilità o un eccitante a chi è teso e nervoso?

E se i più svariati problemi di salute, esasperati dallo scambio delle medicine, si intrecciano alle tresche, agli equivoci, agli imbrogli?
Che tragedia, o meglio...che commedia!
Ma...ma spesso le cose non vanno come ci si aspetterebbe...perché il caso oppure le circostanze contribuiscono a produrre sviluppi diversi e allora...come finirà la vicenda? In qualsiasi modo finisca "el dotor Checo Erba erborista e cunzaossi" verrà ricordato come "el dotor de le buganze"


AL COR NO SE COMANDA
Regia di Maria Gloria Filippini


Testo liberamente tratto da "Kraphen e dentiere" di Silveria Gonzato

Gli amori della terza giovinezza sono molto più belli. Forse perché li vivi nel presente, forse perché gli incontri sono più veri, più nobili, più austeri... ma saggiamente appassionati... sono un compenso degli antichi errori della prima e seconda giovinezza...

Nell'ospizio di S. Stracampio dove gli ospiti vivono di ricordi, di dispetti e di litigi, nascono degli amori travolgenti perché "...non ghe n'è de veci...a ghe dei zoeni con qualche ano in più, ma col fogo ne le vene e po...i kraphen i se gusta anca con le dentiere...al cor no se comanda".


LA RESON L'È DEI MATI! - COMPAGNIA TEATRALE "I MALMAURI"
Regia di Maria Gloria Filippini 


Siamo nel 1957, in casa di Antonio Roversi, umile sarto bistrattato dalla moglie e poco considerato dalle figlie. L'arrivo improvviso, però, della soubrette Lulù, getta lo scompiglio nella famiglia e rovescia la situazione; in questo modo Antonio, sostenuto dal fedele amico Luigi, si prende la rivincita sulle "sanguisughe" che vivono alle sue spalle e cancella in questo modo una marea di umiliazioni e frustrazioni. La fine sembra scontata ma... dice un proverbio "Ogni veronese l'è paron de tre "m": musicante, medego e mato".

Allora di chi è la ragione? "La reson l'è dei mati!".


EL RUFIAN
Regia di Maria Gloria Filippini 


Commedia brillante in 2 atti, in dialetto veronese.
Testo di Maria Gloria Filippini, liberamente tratto da "Il Tartufo" di Molière

 

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EL GALO DELA CHECA... L'À FATO L'OVO
Regia di Maria Gloria Filippini 


Ma gli uomini sono più galletti o galantuomini?

E quando una signorina (un po' "farfallina" a dir la verità), mette al mondo un bambino, saprà il responsabile riparare il "male" fatto?
Nella famiglia Lecon gli uomini, tutti focosi e libretini, si accusano a vicenda, ma alla fine dopo mille equivoci e sotterfugi, la verità viene a galla e così si scopre chi è "El galo dela Checa che tute el iè varda e tute el iè beca".

La vicenda della commedia si svogle negli anni '60 e per questo il linguaggio usato non è il dialetto "vecchio" anteguerra, ricco di proverbi e di modi di dire usato nelle precedenti commedie, ma un dialetto più moderno, più vicino al nostro modo di parlare e per questo più comprensibile anche dalle nuove generazioni. 

 

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I SALVADEGHI
Rielaborazione e regia di Maria Gloria Filippini 


"Tomio Piton", un cancaro de omo, el vole maridare la fiola senza gnanca che la veda el moroso, ma se intromette le done che le fa in modo che i do butei i possa vedarse e... 

Solo l'intreccio della vicenda è tratto da "I Rusteghi" di Goldoni, mentre la psicologia dei personaggi è stata modificata e così pure il linguaggio che, frizzante e colorito, rispecchia quella parlata dialettale locale che purtroppo oggi va scomparendo.


EL MAS'CIO DE DANTE
Regia di Maria Gloria Filippini 


1996-2016
Questo lavoro viene proposto dalle due compagnie unite per ricordare i 20 anni di attività teatrale svolta con gioia, gratuità, serietà e impegno, ottenendo grandi soddisfazioni e divertendo l'affezionato pubblico. 

Nel cortile di Dante Paieta si tiene il processo al maiale, al mas'cio, accusato del parroco di essere sporco, lussurioso, incontinente e di essere la causa della "perdizione eterna" di tanti parrocchiani che del maiale sono i difensori.
Con queste accuse il prelato di vendica anche per non essere stato invitato "a na gran magnada de mas'cio" a cui hanno partecipato i notabili del paese.
La povera bestia sarà condannata ad essere macellata, ma risorgerà in salami e cotechini prendendo tutti per la gola. Ma cosa succederà a casa Paieta quando l'anno dopo verrà ammazzato un'altra volta il maiale? Il finale è a sorpresa.
La riproposta dell'antico rito dell'uccisione del maiale è il pretesto per uno spaccato di vita contadina delle nostra terre, per ricordare senza nostalgia, le nostre radici e per rispetto verso la vita dura e disperata dei nostri "veci"; il tutto èM condito con un pizzico di umorismo e di ottimismo perché "la vita la se impara vardando indrio, ma la se vivve andando avanti"

 

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